Forlì, quella pareggite contagiosa che rischia di costare cara

Forlì, quella pareggite contagiosa che rischia di costare cara

Un punto è un punto. Sopra non ci si sputa mai. Specialmente se lo raccogli con qualche avversaria che, a conti fatti, avrebbe potuto anche farti male. Ma, nel mondo della sfera di cuoio, la pareggite ha sempre due volti, quello dell’avere rimediato a un risultato sfavorevole e quello dell’esserselo reso tale con uno scenario evitabilissimo solo che ci si fosse fatta un po’ più di attenzione alla salvaguardia di quanto creato.

Cinque pareggi in nove gare dal sapore agrodolce
E allora, ben entrati nel negozio “Da Forlì, specialità pareggi”. Nessuna squadra del girone B della terza serie ne ha sfornati tanti come Valentino Coveri e soci, ben cinque in nove gare. Gli scenari da considerare sono però ben sei, in quanto contro la Sambenedettese si è visto il doppio scenario, prima a rincorrere, poi rimontati. Negli altri quattro casi, le rimonte compiute e quelle subite si equivalgono con due riprese di risultato con Torres e Livorno e altrettante vittorie gettate via per avere subito il ritorno degli avversari con Pineto e Ostiamare.

Quelle poste piene volate via nel finale
Se i pareggi figli del rimedio a una situazione di iniziale soccombenza vanno accarezzati, coccolati, rinchiusi magari in uno scrigno perché ti hanno fatto mettere fieno in cascina, quelli subiti qualche dolorino possono darlo. Il rimpianto si fa strada ed esige di essere ricacciato indietro per evitare che faccia da effetto zavorra. E l’affondare il coltello nella piaga è funzionale giusto al ricordare che quel copione non deve essere rimandato in scena. Ci sono almeno due divisioni della posta che il Forlì fa fatica a digerire da inizio stagione. Il primo è il pareggio con la Sambenedettese incassato a sei giri d’orologio dalla fine quando la compagine di Nicola Campedelli pareva già poter destinare la tacca alla voce vittorie. Il secondo è quello con l’Ostia Mare arrivato a cinque minuti dalla fine. E cosa sono sei o cinque minuti nel calcio? A volte un apostrofo, non troppo rosa come nel celeberrimo Cirano de Bergerac, tra le parole vittoria e rimpianto per non averla ottenuto proteggendo il risultato a dovere.

Ma ci sono anche i pareggi che profumano di buono
Come il pareggio subito nel finale eleva la temperatura del rimpianto, quello rifilato nei minuti conclusivi genera invece una situazione di beatitudine calcistica magari sfuggente ma comunque godibile. La sensazione più fresca cronologicamente parlando, al riguardo, è quell’ 1-1 di Petrelli che ha infranto i sogni di gloria del Livorno a sette giri d’orologio dal triplice fischio. Precedentemente era stato Coveri a dodici minuti dal termine a mandare in cenere le ormai baldanzose speranze della Torres di fare bottino pieno in Romagna.

C’è pareggio e pareggio
Se i pareggi sono uguali sul piano del risultato e dei punti che generano, non lo sono, quindi, evidentemente, dal punto di vista della loro dinamica e del peso psicologico, oltrechè di classifica, che possono avere su una squadra e sul suo morale. Riattivare il sorriso sottoforma di pareggio trovato è cosa buona e giusta e sempre auspicabile se le cose stanno filando storte. Ma sarebbe interessante che il Forlì si industriasse a metterci le stesse risorse di caparbietà anche nel proteggere situazioni a favore. Il pareggio dà e il pareggio toglie. E a Forlì sarà necessario lavorare perché dia in modo esclusivo.