Massimiliano Mangraviti, un faro puntato sulla difesa cesenate

Massimiliano Mangraviti, un faro puntato sulla difesa cesenate

L’aria di Romagna lo esalta. Massimiliano Mangraviti, a Cesena, ci si trova benone e non è un caso che tra lui e la dirigenza si sia instaurato un feeling tale da far proseguire il loro cammino comune sino al 2029. Il ragazzo nativo di Brescia e che all’ombra della Leonessa ha trascorso la gran parte della sua biografia calcistica ha affrontato l’avvio della terza stagione in bianconero all’insegna dell’entusiasmo e con la consapevolezza che la squadra è in grado di far bene. E, almeno sino a questo momento, ci ha visto giusto dato che i bianconeri non hanno avuto nemmeno mezza stecca in tre giornate sapendo nell’ultimo atto arginare la bellicosità di un Mantova abituatosi benissimo dopo le prime due uscite.

Una vita da bresciano
A Brescia Mangraviti deve due Natali che, nel suo cuore, occupano paritetica importanza, quello anagrafico e quello calcistico. Tra Primavera, serie A e cadetteria, tra esodi verso altri lidi e ritorni, nella città della Loggia ha lasciato un patrimonio di 135 presenze, cinque reti e un assist accreditandosi come un punto di forza della squadra. Quando il Brescia, nella stagione 2019-20, conobbe la sua ultima (per ora) esperienza in massima serie, lui figurava nella rosa dopo esservi tornato in seguito a varie peregrinazioni con le casacche di Racing Fondi, Pro Piacenza e Gozzano. E tornò giusto in tempo per cercare di dare man forte a quella squadra che poi sarebbe però riprecipitata in cadetteria e, più tardi, sarebbe stata travolta da vicissitudini societarie da cui è uscita con un nuovo nome accanto a quello storico, ovvero Union, e con due categorie da risalire per ritrovare il massimo palcoscenico calcistico tricolore.

Bisogno di stimoli nuovi
Quando lascia il Brescia nella stagione 2023-24, la squadra della Leonessa gode ancora di discreta salute con l’ottavo posto nel campionato di serie B e l’approdo in zona playoff. Non è dato sapere se Mangraviti abbia la capacità di antivedere eventuali cicloni che si addensassero all’orizzonte. Fatto sta che, alla fine di quella stagione, decide di prendere l’auto e di raggiungere l’Emilia Romagna dalla Lombardia per abbracciare la causa del Cesena. Scelta che, con il senno di poi, si rivelerà azzeccata anche sul piano della fortuna sportiva perché le rondinelle si ritrovarono nel 2024-25 nelle sabbie mobili di disavventure societarie che le portarono dritte in Lega Pro.

Ancora serie B, ma con diverse cromature
A Mangraviti, che in serie A con il Brescia è sceso in campo per tredici volte, va benone anche la cadetteria. Così il 9 luglio 2024 trova nel Cesena chi gli possa consentire di continuare a frequentarla a buoni livelli. E anche questa volta ci vede giusto piazzandosi con i romagnoli al settimo posto e sedendosi nel salotto della zona playoff. La sua avventura in cesenate è arrivata ora a settantadue tacche e, pur portando nel cuore la natia Brescia culla dei suoi sogni di pane e calcio, Mangraviti ha scoperto che anche la piadina ha un ottimo sapore e che nel territorio in cui la può gustare non ci si sta malaccio. Anzi, ce la si può giocare su buoni livelli. E si può contare su una fiducia a tutto tondo. Su quella fiducia che prima Michele Mignani gli diede ampiamente facendolo scendere in campo più dfi quaranta volte, che Ashley Cole gli rinnovò e che ora Alino Diamanti non gli sta facendo mancare.

Quel 20 settembre che vorrebbe rivivere
Se il 20 settembre 1870, per i libri di storia, è quello della breccia di Porta Pia che segna praticamente il canto del cigno dello Stato Pontificio, per Mangraviti è invece quello dell’unica breccia fatta in maglia cesenate in una porta altrui. Massi il bresciano segna poco ma quando segna è il classico battito d’ali di farfalla che si avverte all’altro capo del mondo. Il suo è infatti il gol che va a regalare la vittoria al Cesena sul campo del Venezia in grado poi di assicurarsi la massima serie passando per la porta principale. Non vi è dubbio che lui quell’esperienza desideri riviverla. Vero è che la sua carta d’identità indica quali segni particolari difensore e, con qualche freccetta di riferimento, rimanda alle diverse articolazioni in cui si possa interpretare la figura, da mediano a terzino su entrambe le fasce a centrale. Ma lo è anche che ,quando può , qualche incursione verso le altrui porte se la vuole anche concedere. Tra Brescia e Cesena intercorre una distanza di 284 chilometri. Lui, nelle sue gambe, le ha però sapute riunire. E adesso vuole portare più acqua possibile al mulino dei bianconeri facendo tesoro dell’ampia esperienza bresciana. Si chiamano sedimenti (e sentimenti) di calcio, per cui anche in una destinazione nuova ri porti dietro tracce della tua antica dimora. Con orgoglio e con il desiderio di lasciare il segno anche nel tuo nuovo approdo.

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