L’Imolese è pronta a tornare dove le compete. A costo di dar fastidio al Rimini…

L’Imolese è pronta a tornare dove le compete. A costo di dar fastidio al Rimini…

Le espressioni che le hanno fatto male sono due: preliminarmente inammissibile e infondato nel merito. L’Imolese contava nel buon esito del ricorso presentato dopo l’esclusione dalla D per poter rimanere nello stesso piano del condominio frequentato pet tre stagioni consecutive dopo la discesa dalla Lega Pro. La Covisoc ha invece disposto diversamente giudicando quel ricorso insostenibile per le due ragioni summenzionate. La società entra quindi nel suo centottavo anno di vita, considerando tutte le fasi di rifondazione, con il muso lungo ma, al contempo, con la voglia di regalarsi un’immediata rinascita. Facile non sarà ma non lo è mai per nessuno. Ma il rosso e il blu della società attendono di essere presi per mano e, in prospettiva, di riassaporare i fasti dell’esperienza in Lega Pro.

Imperativo dimenticare
Per cercare di costruirsi un futuro che poi andrà a scintillare nella galleria dei bei ricordi, occorre ben cercare di fare un po’ di pulizia di un passato recente, cioè un passato di retrovia fatto di 34 punti con sole otto vittorie, dieci pareggi e ben sedici sconfitte, 27 reti segnate e 47 subite. Una sproporzione un po’ troppo ampia tra palle spinte nelle porte avversarie e raccolte in fondo alla propria per cercare di disputare una stagione color tranquillità. Il fatto che poi la sconfitta nello spareggio playout con il Sasso Marconi per 0-2 sia arrivata dopo i tempi supplementari ha reso la pillola ancora più amara. Tutto questo è biografia, ma di quella da rinchiudere nella stanza di ciò che non bisogna risuscitare per evitare effetti zavorra per la stagione a venire.

Da dove ripartire
Certo la composizione della rosa sarà rilevante. Ma prima dell’aspetto tattico vi è la necessità di riannodare i fili con un passato che, invece, bisogna prendere a lezione ed è quello in cui la squadra scorrazzava per i campi della Lega Pro. Il terzo posto nel campionato di terza serie subito conquistato dall’approdo in serie D con l’approdo alla semifinale dei playoff e dei quarti di Coppa Italia dà la misura di una squadra che è in grado di arrivare lontano. Che la società abbia già deciso di voltare pagina impegnandosi costruttivamente nell’allestimento di una rosa in grado di tornare a far decollare la squadra lo si evince appieno dalle parole pronunciate dalla dirigenza l’indomani della doccia fredda del mancato ripescaggio: “Preso atto del verdetto – si legge – tutte le energie saranno ora rivolte alla programmazione della nuova stagione sportiva, l’obiettivo è proseguire con determinazione il lavoro già avviato costruendo una squadra competitiva e un progetto tecnico con la volontà di riportare l’Imolese nelle categorie che le competono”. E, visto che siamo a Imola e che la città della provincia bolognese è sede di uno storico e rinomato autodromo, l’auspicio della dirigenza è che questo ritorno alle serie più nobili avvenga a tutta velocità.

Una capacità di sapersi rialzare scolpita nella storia
Del resto non è la prima volta che l’Imolese è chiamata a rialzarsi. Ma, le altre volte in cui lo ha fatto, è sempre riuscita a tornare con la schiena dritta. Accadde nel 1936 dove, dopo la mancata partecipazione al campionato precedente, diede atto alla sua prima rifondazione che l’avrebbe portata sino alla stagione 1988-89 con una promozione nel 1987-88 nel campionato interregionale. La C2 era a portata di mano ma alcune mancanze di adempimenti finanziarie impedirono il decollo. Nel 1990 ricominciò con pazienza e immutata determinazione dando vita al periodo aureo che, nel 1994-95, l’avrebbe portata alla C2 sia pure per completamento organici. Dopo la nuova discesa in Interregionale, nel 1998-99 l’ascensore torna a salire con il riapprodo in C2. Nel 2005 arriva una nuova tegola con l’esclusione dalla categoria per irregolarità di bilancio ma la squadra dimostra di avere il doppio delle vite dei gatti e si risolleva. Un lavoro anche in questo caso paziente e certosino tra Promozione, Eccellenza e serie D riconduce nel 2017-18 alla serie C diventata nel frattempo Lega Pro dove resterà per cinque stagioni. Ora la discesa dalla D all’Eccellenza impone di ritirare fuori dal cassetto quel patrimonio di capacità di riorganizzarsi che all’Imolese non ha mai fatto difetto.

Storia di nomi illustri
Varrà ricordare, a testimonianza del fatto che l’Imolese è riuscita negli anni precedenti a lasciare il segno, il fatto di avere cresciuto alcuni talenti approdati poi a categorie superiori. Uno per tutti, Moreno Mannini, imolese doc cresciuto nelle giovanili e approdato in Prima Squadra nel 1980-81 con venticinque presenze e due reti destinato poi a Como, Sampdoria e Nottingham Forest. Da Imola passò anche il portiere Giuseppe Zinetti che avrebbe indossato, tra le altre, le casacche di Bologna e Roma dopo avere trascorso a Imola la stagione 1976-77. Dalle giovanili dell’Imola, destinazione Bologna prima e Juventus poi, spiccò il volo il centrocampista Giancarlo Marocchi che ha peraltro indossato per undici volte anche la casacca della nazionale azzurra. Nomi che impongono all’Imolese di ricordare chi sia e di rimettersi in moto per regalare ai suoi tifosi un ritorno il più rapido possibile nel calcio che conta. Senza esasperazioni, ma con un impegno e una capacità di riunire le forze che, da queste parti, sono sempre stati patrimonio stabile.

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