Ravenna, la grande scommessa di Ronaldinho

Ravenna, la grande scommessa di Ronaldinho

Che, a quarantasei anni suonati, giocare con la sfera di cuoio lo diverta ancora un mondo lo si capisce a meraviglia dal magnum gaudium con cui affronta un gruppo di ragazzini nella pubblicità di una nota marca di scarpe. Ronaldinho, classe 1980, fresco e clamoroso acquisto del Ravenna, è fatto così: in quella pubblicità non recita affatto ma mette tutto l’entusiasmo di chi, giunto quasi nel mezzo del cammin di nostra vita, non si ritrova in una selva oscura ma in quella luminosissima del calcio. E tanto meno ha smarrito la diritta via, dato che è quella percorsa con ottimi risultati dal 1987-88 quando i suoi sogni di calciatore cominciarono a prendere forma con il Gremio. Vi è da scommettere che il suo approdo in terra di Romagna sarà per lui l’ennesima scommessa vinta. Il campo si esprimerà, ma già da ora occorre tesserne gli elogi per la decisione di regalarsi un’esperienza nuova in una realtà ambiziosa ma certo ben diversa da quelle che è stato abituato ad affrontare.

L’entusiasmo di Ravenna

Alla notizia che un ex campione del mondo con il Brasile nel 2002, 97 volte nazionale tra 1999 e 2013 con trentatré reti, vincitore di una Coppa America e di una Confederations Cup, frequentatore con alto profitto di giganti calcistici planetari come Paris Saint Germain. Barcellona, Milan, Flamengo e Fluminense ha scelto la loro città, i ravennati hanno prima pensato a una puntata di Scherzi a Parte. Poi, lustrandosi gli occhi e avendo qualche conferma, hanno calcolato che il primo aprile era trascorso da un pezzo e quindi pesci in giro non ce n’erano e constatato che era tutto vero. Ronaldinho rappresenta sicuramente la cartina di tornasole per un Ravenna che, all’orizzonte, ha la volontà di raggiungere la serie B rispolverando fasti passati.

Un grande calciatore per grandi obiettivi

Ronaldinho e il Ravenna, oltreché per la lettera iniziale in comune, hanno soprattutto una perfetta consonanza con l’obiettivo di pensare per massimi sistemi. Cosa ci può essere mai di meglio, per una società che vuole fare il botto, di prendere un calciatore che nella sua vita ha avuto dal calcio tutto quanto uno si può sognare frequentando questo mondo ma, nonostante questo, ha conservato ancora l’entusiasmo e la voglia di sfidarsi di un giovane. Perché, si sappia, nel Ronaldinho che sta per cercare di regalare giorni di giubilo alla causa ravennate dimora il fanciullo del Gremio. Si, certo, anche il Ronaldinho campione del mondo, ma soprattutto quello che non ha perso il gusto di mettersi in gioco e di essere, in tutta umiltà, un punto di riferimento per calciatori desiderosi di ripercorrere il suo cammino. Che, lo si capisce agevolmente, non è facile come da dirsi. Se deve appendere le scarpe al chiodo, Ronaldinho cuor di calciatore di fanciullo lo fa soltanto per farle asciugare dopo averle lavate e non certo per gettarle tra le braccia della pensione.

Cosa attendersi?

Torniamo alla pubblicità della marca di scarpe. Ciò che riesce a fare in essa con i ragazzini in quello spot lo ha fatto alcune volte anche in campo, deliziando di volta in volta il pubblico che si trovava a gustarne le prodezze. Magari, certo, mettici l’anagrafe e mettici pure il fatto che giocherà contro calciatori di professione, il gioco non sarà sempre così facile, ma lui è pronto a regalarsi e regalare emozioni come ha saputo fare da quando il pallone lo ha preso per mano e gli ha fatto conoscere il suo luminescente destino di gloria.

Sapere cosa sia il sacrificio

E vi è anche un altro aspetto da considerare. Prendendo la macchina del tempo e andando al Ronaldinho bambino, si scopre che lui, pane e sacrificio, li gustava sempre come piatto di portata e contorno quando viveva in un quartiere povero di Porto Alegre. Figlio di un’infermiera e di un operaio, ha conosciuto sin da subito cosa significhi vivere con la forza del proprio lavoro. E ha avuto il merito di portare questa mentalità a lui trasmessa dai suoi lungimiranti genitori nel mondo della sfera di cuoio, con i risultati che ciascuno può agevolmente valutare. Umiltà, sacrificio, anche rabbia e voglia di prendere a calci il destino avverso come quando dovette fare i conti con la morte del padre a soli otto anni di età lo hanno forgiato a dovere. E nel sorriso con cui oggi affronta le varie interviste, in quello con cui dice il suo nome a quei ragazzini nella pubblicità con lui e nel dire che lui, di voltare le spalle al calcio, non l’ha nemmeno per l’anticamera del cervello, vi è tutto un mondo che non può non fare pensare in positivo.

Il calcio come poesia

Ravenna è la città di splendore d’esarcato di Ravenna, della chiesa di San Vitale, dei fasti bizantini e dell’ultima dimora di Dante. Dovunque è poesia. E un po’ di poesia del calcio vuole portarcela, sia pure scrivendo versi non sulla carta ma sui rettangoli verdi, anche Ronaldinho che, nella sua sola decisione di scegliere Ravenna alla veneranda età di quarantasei anni, ha certificato che la poesia, in questo mondo dove spesso urlano soprattutto i milioni e qualche vizio di troppo, la poesia esiste ancora. “Un calciatore – è la filosofia di Ronaldinho – deve scendere in campo soprattutto per divertirsi”. E non solo lo ha teorizzato, ma lo ha tradotto sempre nella pratica con lo spirito di colui per il quale ogni nuovo traguardo è un punto di partenza e mai una conquista. “Joga bonito” è la filosofia del calcio come vera passione che egli ha sempre condensato in due parole. Un esempio per tutti i giovani che si accostano al gioco del calcio animati dai suoi stessi sogni. E che, al Benelli, saranno pronti a mangiarselo con gli occhi. Ronaldinho a Ravenna? Qualche anno fa, nell’affermarlo, si sarebbe corso il rischio di finire in un’ambulanza destinazione reparto psichiatrico. Oggi no.

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