Prima la qualificazione in Coppa Italia ai danni della Juventus Under 23, poi il pareggio sul campo della Sambenedettese. Non si può dire che il Forlì della sfera di cuoio non abbia tenuto a battesimo la stagione con il giusto piglio. Il dodicesimo posto ottenuto lo scorso campionato con 40 punti ha consentito alla compagine ora allenata da Nicola Campedelli di arrivare a un soffio dai playoff, laddove si comincia a fiutare un po‘ di profumo di cadetteria. E quindi, a buon diritto, la squadra ci vuole quest’anno riprovare consapevole della possibilità di potere fare bingo.
Gli elementi di positività
Il passaggio di consegne da Alessandro Miramari a Nicola Campedelli ha naturalmente lasciato immutato il desiderio della squadra di sapersela giocare ai più alti livelli. Campedelli, peraltro, a Forlì aveva già messo buone radici nel 2018 e 2019 e tornare nella realtà ove operò in passato costituisce sicuramente per lui uno stimolo in più a fare bene e a portare il calcio forlivese a brillare di luce propria. L’esperienza con la primavera del Cesena che ha condotto alla Final Four dello scudetto lo scorso campionato dopo che, il precedente campionato, le aveva assicurato il salto dalla Primavera due alla Primavera uno lo ha certificato, se mai ve ne fosse stato bisogno, come un tecnico di caratura meritevole di giocarsi la scena su palcoscenici importanti. La sua esperienza a Forlì è stata in agrodolce, chiamato in un primo momento a sostituire Dario Bettini, poi esonerato e infine richiamato nel 2019 prima di finire alla Sangiustese. Campedelli ha avuto sinora il merito di gestire un’eredità non semplice di un buon lavoro svolto da Miramari e di mantenere quella tensione verso la realizzazione di buoni traguardi che il Forlì si è saputo cucire addosso con la stagione di buon livello lasciata alle spalle. Contro la Juventus Under 23, Campedelli ha avuto la conferma di possedere una squadra di carattere che ai calci di rigore ha lasciato fuori dal rettangolo verde la tensione che si sarebbe potuta insinuare come una velenosa avversaria, complice anche il fatto di giocare lontano dal campo amico e ha saputo colpire ripetutamente senza mai steccare. Il discorso stava nel sapere gestire il desiderio di cercare di spiccare il volo gestendolo con ordine e senza lasciarsi trasportare dal fattore emozionale. L’esito dei quattro penalty di Macrì, Coveri, Farinelli e Perini che il portiere Fuscaldo ha dovuto raccogliere in fondo alla propria porta ha confermato la tenuta emotiva della squadra di Campedelli e la sua capacità di mantenere la necessaria freddezza.
Il bis di Coveri
Nella famiglia dei rigoristi si è iscritto anche Coveri che poi ha pensato bene di lasciare la sua impronta realizzativa anche al debutto di campionato a San Benedetto del Tronto segnando la rete dell’1-1 con cui ha raddrizzato un’iniziale situazione negativa. Anche questa è una prova tangibile della capacità di saper reagire di una squadra, perché subire una rete dopo dieci minuti a freddo potrebbe effettivamente mettere un po’ chiunque in ginocchio. Ma, se questa reazione è da ascrivere al novero delle positività, vi è invece un aspetto di ingenuità nel gestire un risultato a favore che occorre tenere a bada.
Meno ingenuità gestionale
Se con la Juventus Next Generation è emersa in fase di esecuzione dei rigori tutta la concentrazione che quel momento topico esigeva, non così è stato nella prova contro la Sambenedettese. Che, in sé, è stata di buona fattura ma si è poi risolta nell’incameramento di un punto quando la posta piena era già alla portata. Un sogno svanito a sei minuti dal termine. Certo, merito alla Sambenedettese di averci creduto sino in fondo, ma certamente un pizzico di capacità di saperla chiudere o comunque di bloccare meglio i varchi al collettivo forlivese non sarebbe guastata. Ma si è soltanto alla prima partita e tempo per acquisire maggiore sicurezza su questo versante ve n’è ancora in abbondanza.
Quale sarà il cammino in Coppa Italia e in campionato?
Come la scorsa stagione, il Forlì è riuscito a disfarsi del primo scoglio in Coppa Italia. Lo scorso anno fu la Virtus Verona, vittoria poi resa vana dalla resa davanti al pubblico amico all’Arzignano Valchiampo, coriacea squadra veneta del girone A. L’auspicio dell’ambiente è che, in questa stagione, il cammino sia decisamente più lungo. Se per quanto concerne la Coppa Italia il rendimento è sinora in linea con la scorsa stagione, in campionato le campane hanno suonato leggermente più a festa. Non è arrivata una vittoria, è vero, ma il segno ics di San Benedetto del Tronto è stato sempre cosa più gradita dello 0-1 con cui la squadra capitolò all’esordio ad Arezzo la scorsa stagione. Gli estremi per fare bene, insomma, ci sono. Il Forlì ha però bisogno di saper gestire meglio quanto costruisce. Questo quanto consegnato dalla prima di campionato. La seconda potrebbe già essere un’altra storia.
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