Il toto allenatore impazza. Da Davide Possanzini a Ignazio Abate, quest’ultimo reduce da una buona esperienza con la Juve Stabia condotta con autorità ai playoff, il Cesena è alla ricerca del nuovo conducator che dalla panchina ne dovrà dirigere le operazioni per un campionato 2026-27 in cui l’obiettivo sia l’accesso al supplemento di stagione. C’è un aspetto di cui Andrea Mancini, cui sono state consegnate le chiavi della direzione sportiva, sarà chiamato a tenere conto: la capacità gestionale del nuovo tecnico. Da intendersi, certo, come attitudine ottimale a gestire lo spogliatoio ma soprattutto come necessità di evitare quella fiera dello spreco di punti costata ai bianconeri il mancato aggancio ai playoff.
QUEI PUNTI COSTATI CARI
Ripercorrendo il calendario fotogramma per fotogramma, emerge chiaramente che il Cesena si è fatto rimontare sette volte nel corso del precedente campionato vanificando situazioni di vantaggio e facendo fare un tuffo nella cenere a ben diciassette punti. E se in quattro casi, con Virtus Entella, Palermo, Padova (andata) ed Empoli, la rimonta subita è stata parzialmente indolore con almeno un punto portato a casa, in tre, con Reggiana, Spezia e, soprattutto, per quella partita con il Padova che la tifoseria ricorda ancora con qualche scottatura di delusione, la rimonta avuta ha lasciato la squadra a bocca asciutta.
I RIFLESSI SULLA CLASSIFICA
I potenziali 63 punti che sarebbero potuti finire in cassaforte si sono quindi ridotti a 46. E così la squadra non si è ritrovata sopra il Catanzaro, che ha avuto ha accesso ai playoff approdando sino alla finale persa con il Monza, come sarebbe accaduto se fosse stata meno ingenua ma a mangiare la polvere all’undicesimo posto.
UN ASPETTO DA CUI RIPARTIRE
È evidente che, quindi, la mentalità gestionale della squadra dovrà migliorare in modo sensibile. Su quest’aspetto dovrà soprattutto lavorare il nuovo allenatore il cui nome non dovrebbe tardare ad arrivare. La maturità gestionale non nasce evidentemente sul campo ma in conseguenza di una capacità di saper cementare l’ambiente e di portare la squadra alla giusta temperatura di concentrazione. A ciò si aggiunge, anche se non vi sarebbe la necessità di doverlo specificare, la capacità di non considerare alcunché come già acquisito. Ha poco senso ora procedere con la testa e lo sguardo voltati dietro per capire se le responsabilità di questo deficit gestionale andato in scena per sette volte sia più del reparto difensivo o di quello offensivo. Il concetto che alberga saldamente è di non dover vedere più buttare via punti già acquisiti specialmente negli scampoli finali della gara come accaduto contro la Virtus Entella quando Franzoni ha segnato il pareggio dei liguri al minuto 95 o con il Padova (andata) quando Varas ha riportato i bianco scudati in carreggiata al 93′. Due momenti in trentotto partite, si dirà. Ma, sulle ambizioni finali, pesano anche loro. E sono le perdite che fanno più male. Il Cesena dovrà quindi portare sul rettangolo verde un supplemento di attenzione per non sprecare opportunità che, lo si è visto due stagioni fa ma vale anche per la scorsa, sono ampiamente alla sua portata.

