Protti, quel sogno realizzato che partì da Rimini

Protti, quel sogno realizzato che partì da Rimini

In lui c’è, e sempre ci sarà, un po’ di Rimini. Il sogno realizzato del compianto Igor Protti troppo presto uscito di scena è cominciato sulla riviera romagnola. Poi sarebbero venuti i fasti con Livorno, Lazio e Bari ma chi gli consentì di dare la prima forma alla sua aspirazione di lasciare, come ha lasciato, un’impronta indelebile nel mondo della sfera di cuoio furono i colori biancorossi. I colori della città che gli diede i natali e oggi lo piange al pari di tutti gli altri sodalizi in cui diede i suoi servigi e di tutti gli amanti del calcio vero.
I primi passi da calciatore tra 1979 e 1983, poi l’approdo nel calcio professionistico
Igor il tricapocannoniere, con il Bari in A, il Livorno in B e in C muove i primi passi proprio in biancorosso all’età di dodici anni dopo l’esperienza al S.Ermete. Sin da allora emergono quelle caratteristiche di generosità, non soltanto in campo, e talento che sono e resteranno la sua carta d’identità. Tra 1983 e 1985 lascia un’eredità di sette presenze prima di proseguire una carriera che sarebbe diventata fulgida e ricca di soddisfazioni. Ma né lui si dimenticò mai della squadra che lo tenne a battesimo né Rimini si è mai dimenticata di quel suo gioiello divenuto sempre più iridescente. Come quei legami che, ovunque ti porti la vita, non si recidono mai. E le parole con cui il sindaco riminese Jamil Sadegholvaad ha voluto ricordarlo fotografano appieno questo mutuo amore che si protrarrà nel tempo: “Partendo da Rimini – ha scritto sul suo profilo social – le sue leggendarie imprese sui campi da calcio italiani ne hanno certamente rappresentato la parte più visibile. Ma, se questo è possibile, il cuore di Igor è stato molto più grande dei suoi incredibili successi”.

Il Sigismondo d’Oro
Rimini ha avuto modo di rendere omaggio in modo tangibile alla sua creatura calcistica assegnandogli nel 2003 il Sigismondo d’Oro “con motivazioni – ha scritto ancora il sindaco nel ricordarlo – che ne definiscono perfettamente il percorso umano e sportivo, avere dimostrato, nel corso della sua lunga carriera, la serietà dell’uomo e l’impegno e le doti di campione, avere testimoniato in ogni squadra in cui ha militato l’importanza dei valori etici legati al mondo dello sport”. Il primo cittadino riminese ne evidenzia poi la capacità di saper applicare il coraggio e la determinazione sempre dimostrati sul campo a quella che è stata la sua battaglia più dura. Una partita combattuta sino all’ultimo a testa alta. Una voglia di combattere, la sua, pronta a farsi messaggio per le giovani generazioni che magari non ne hanno vissuto direttamente in modo oculare le gesta ma ora sono invitate a scoprirle. Sul campo e fuori.

L’eredità di Protti
Zar Igor non visse mai il calcio soltanto come momento agonistico ma ne intuì il prezioso ruolo sociale che poteva esercitare. Non soltanto per la sua capacità di coinvolgere generazioni di giovani e di dare loro uno strumento di crescita formidabile per scoprire loro stessi e la loro capacità e bellezza di mettersi a disposizione di una causa comune. Valga per tutti il suo impegno con l’Unicef per promuovere i diritti dei bambini e gli spettacoli in cui fu coinvolto per questo scopo. Scendere in campo, per lui, era cercare di ottenere un risultato ma che andasse al di là delle classifiche. Un risultato che affermasse il valore autentico dello sport ma anche la gioia del viverlo e di vivere. E che rappresentasse l’occasione per una festa comune tra chi aveva saputo garantirlo e chi lo aveva cercato spendendosi nel tifare sino all’ultimo fiato. “Amo Rimini come una mamma—amava dire Protti – e Livorno come una moglie”. Lui scelse il calcio. E scelse di viverlo come dono. Una realtà che nessuna tifoseria appassionata nell’esaltarne le gesta potrà dimenticare mai. A cominciare da quella riminese.

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