Forlì: dopo una stagione tranquilla un pensiero ai playoff?

Forlì: dopo una stagione tranquilla un pensiero ai playoff?

FORLÌ – Fresca di promozione, coltivava un desiderio ben piantato nel cuore e sul rettangolo verde: confermarsi in categoria. Missione compiuta per il Forlì che, dodicesimo con 40 punti, è riuscito a confermarsi in Lega Pro e a conservare la categoria da cui mancava dalla stagione 2016-17. Un ottimo risultato, per la creatura tecnico-tattica disegnata dalla matita vergaschemi di Alessandro Miramari. Al di là della determinazione mista a umiltà che ha caratterizzato l’approccio della squadra alla sua nuova, anzi, ritrovata famiglia calcistica, occorrerà evidenziare come uno dei meriti sia anche da ascrivere al fattore C. C come conservazione.

La capacità di conservare l’ossatura della scorsa stagione
Alcuni pezzi da novanta dell’ossatura della trionfale stagione 2024-25 che permise ai forlivesi di sedersi sul trono del girone D di serie D con 84 punti e dieci di vantaggio sui “cugini” del Ravenna hanno messo le tende. E le ha messe anche l’allenatore, nella consapevolezza societaria che l’ottimo cammino tracciato non solo non dovesse andare disperso ma meritasse anche di proseguire un gradino più in su. Dopo una robusta gavetta nelle file del Corticella che ha allenato per 87 partite, il tecnico bolognese ha dato prova di sicura affidabilità nella sua nuova dimora calcistica e ha messo in cascina fieno di esperienza, entusiasmo e spendibilità per il curriculum. Ma anche la capacità di trattenere elementi che già si sono fatti onore la scorsa stagione come Lorenzo Saporetti, Francesco Menarini, Nicola Farinelli, Elia Petrelli, Davide Macrì e Michele Trombetta ha indubbiamente avuto la sua impronta digitale marcata sulla tranquilla salvezza.

Il valore aggiunto di Andrea Franzolini
Ex Legnago e Union Brescia, Andrea Franzolini si è rivelato un acquisto indubbiamente azzeccato in grado di interpretare in modo estensivo il ruolo di centrocampista che gli sarebbe assegnato dalla carta d’identità calcistica. Nei 2115 minuti nei quali è stato impiegato, infatti, traducibili in 38 partite, è stato il marcatore per eccellenza del sodalizio forlivese, pur non essendo un attaccante puro, con otto reti a cui si è aggiunto poi un assist. Qualità di propensione offensiva con licenza di cecchinare le altrui porte che aveva messo ampiamente in evidenza quando indossava le casacche di Legnago e Ascoli. Sistema usato sicuro. Circa un quinto delle reti del Forlì è passato dai suoi piedi.

I contributi di Macrì e Pétrelli
Confermati ambedue dalla scorsa stagione, hanno forse un po’ latitato sul piano realizzativo mettendo a segno rispettivamente sei e cinque reti. A voler sottilizzare, quindi, meno del centrocampista Franzolini che avrebbe più missione di copertura che offensiva. A conti fatti, però, vale quel detto per cui non ha importanza se il gatto sia nero o bianco, l’essenziale è che prenda il topo. Pur se da loro ci si sarebbe potuto attendere di più, comunque, il loro contributo alla causa l’hanno fornito e giusta è sembrata quindi la chance a loro concessa di frequentare anche la ritrovata terza serie. E forse un po’ di più ci si sarebbe attesi dal potere di colpire di Valentino Coveri. Finito nel tabellino dei marcatori in tre occasioni.

Menarini, il difensore che sa colpire
Nel novero dei marcatori non può non colpire un altro apporto di rilievo fornito da un difensore che, come il centrocampista Franzolini, proprio non vuole saperne di stazionare solo nella sua area perché si annoia e ama andare a campeggiare e a cecchinare anche nelle avverse aree. Nome Francesco, cognome Menarini, un altro sistema usato sicuro che è stato riconfermato dalla scorsa stagione e ha inciso quindi sul monte realizzativo forlivese per un ottavo. Tutto in trentaquattro presenze nelle quali ha avuto anche l’illuminazione di servire sul piatto d’argento ai compagni di squadra cinque assist risolutivi. In 2784 minuti di gioco.

Tredici marcatori diversi
In trentotto partite disputate, il Forlì ha mandato nelle porte avversarie tredici marcatori differenti. Oltre ai già citati, vi sono Michele Trombetta, attaccante, con due, i difensori Lorenzo Saporetti, Giacomo Cavallini, Giulio Manetti, Matteo Onofri e Luigi Palomba, i centrocampisti Alessandro Giovannini, Franco Ilari e Jacopo Scaccabarozzi con uno e l’attaccante Nicola Farinelli con uno.

E il futuro?
Nel calcio come nel mondo della sfera di cuoio vale la logica dello step by step. Se, al ritorno dalla serie D, era importante non prendere di nuovo l’ascensore verso il basso e mantenersi sul piano, per il 2026-27 la squadra ha la missione di osare qualcosa di più. E quel di più potrebbe voler dire zona playoff. Un primo passo significativo la società l’ha fatta ufficializzando di nuovo l’iscrizione per la stagione a venire, garanzia di una solidità finanziaria indispensabile per poter impostare la stagione a dovere. L’ingrediente da mettere nel piatto da preparare dovrà essere lo stesso della stagione da poco passata: conferme per chi ha dimostrato di valere e ha dimostrato un granitico attaccamento alla maglia e qualche innesto intelligente che non strizzi l’occhio alle spese pazze ma a manovre oculate. A questo si aggiunge la salda consapevolezza di una storia che ha sfornato alcuni talenti poi sbarcati in serie A e in Nazionale. Qui si fece le ossa Emanuele Giaccherini, ex Juventus, Napoli, Sunderland e Bologna che transitò anche dal Cesena e diede un contributo di 29 presenze con quattro reti alla nazionale azzurra. Qui, nel 1981-82, ebbe dimora calcistica Moreno Mannini, ex Como, Sampdoria e Nottingham Forest anch’egli nel giro della nazionale per qualche tempo con dieci presenze. Dal 1977 al 1979, con le sue cinquantotto presenze, in Romagna si fece notare anche Antonio Sabato, ex tra le altre anche di Inter e Torino anch’egli con quattro tacche nella nazionale tricolore. Dal Forlì passò anche l’ex Milan, Torino e Sampdoria Luciano Zecchini e, da calciatore, l’ex allenatore di Torino, Bologna, Cagliari e nazionale Edmondo Fabbri. Forlì profuma insomma di un illustre passato. Che può essere ottima benzina per costruirsi un futuro di spessore. Senza spiccare voli pindarici, ma con la convinzione di potersi ritagliare buone soddisfazioni.

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