Cosa manca al Cesena per tornare a respirare la Serie A?

Cosa manca al Cesena per tornare a respirare la Serie A?

CESENA – Più ruspante nella fase d’andata del campionato, in calando in quella di ritorno. Come nella stagione 2025-26, il Cesena, nelle partite interne. ha sofferto dello stesso male. L’incapacità di tenere alta la temperatura del rendimento all’Orogel Stadium tra le due parti del campionato, però, questa volta, gli è costata cara con il fatto di doversi fermare sulle soglie della porta dei playoff senza riuscire a varcarla. Lo scorso campionato, invece, nonostante la regressione nel rendimento interno dall’atto numero 20 della stagione, il giochino di piazzarsi tra le prime otto riuscì, complici evidentemente i punti accumulati in trasferta. In generale, riuscire a spremere il più possibile il campo amico ti può proteggere dai tentacoli della zona retrocessione e concedere ali possenti per tentare un volo oltre il cielo del semplice atto di presenza color tranquillità. Ma a condizione che questo fattore campo ti metta il sorriso dalla prima all’ultima giornata. Cosa che, in casa dei cavallucci, da un paio di stagioni, appunto, non si materializza.

AVANTI I NUMERI – Dal momento che i numeri scintillano d’eloquenza molto più di qualsiasi prosa, eccoli serviti di fresco. Lo scorso campionato, il Cesena formato interno ottenne nella prima parte del campionato venti punti per effetto di sei vittorie, due pareggi e altrettante sconfitte con diciannove reti realizzate e 13 subite. Media, due punti a partita. Nel girone di ritorno il bottino scese a undici che, divisi per le nove gare davanti al pubblico amico, fanno una media di 1,2 punti. Le vittorie sono scese a due, i pareggi saliti a cinque, le sconfitte due erano e due sono rimaste.
Nel 2025-26, il rendimento interno nelle prime diciannove gare casalinghe ha fatto registrare una flessione di sette unità passando da 31 a 24. Le vittorie sono scese a sei come i pareggi e le sconfitte hanno avuto tre tacche in più, sette contro quattro. I gol segnati sono rimasti 27 ma è aumentata la perforabilità che si è attestata sulle 26 reti. La moria di punti rispetto al 2024-25 si era già fatta sentire nella fase ascendente della stagione con 15 in luogo dei 20 del 2024-25, prodotto di quattro vittorie (meno due), tre pareggi( più uno), e due sconfitte (stazionario). Sono mancati maggiormente all’appello i gol, tredici contro diciannove e quindi con sei sigilli in meno, è migliorata la difesa che si è fatta perforare nove volte invece di tredici. Nel girone di ritorno si è avuta una flessione di sei punti rispetto all’andata e di due rispetto al ritorno del 2024-25 con sole due vittorie, tre pareggi e cinque sconfitte. A incidere come zavorra rispetto al ritorno dello scorso campionato è stato il trittico horror contro Venezia (0-4), Spezia (2-3) e Monza (1-3) che ha appunto portato le sconfitte interne del ritorno del campionato appena concluso a cinque in luogo delle due del 2024-25. Tre sconfitte, quindi nove potenziali punti finiti al macero. E tre vittorie fanno sicuramente la differenza tra il riuscire a procurarsi la chiave per i playoff e il vedersela soffiare quando si era sul punto di farsela dare dal campionato. Poi il clamoroso cappaò per 3-4 contro un Padova già profumato di salvezza acquisita ma non per questo più arrendevole ha fatto il resto.

QUESTIONE DI COSTANZA – Da ciò si può agevolmente dedurre come il male dei cavallucci, con riguardo alle partite interne ma con un’estendibilità del discorso più in generale, non stava nella consistenza dell’organico che, anzi, poteva guardare con chiarezza dal suo mirino la zona playoff come lo scorso campionato, avendo oltretutto quasi l’obbligo morale a farlo visto che, appunto, partiva dall’essere stato tra le prime otto forze del campionato. Il problema è stato piuttosto nel non riuscire a far rendere quell’organico con regolarità e quindi nel non saperne gestire eventuali sbalzi di prestazione. Anche in questo caso, le sfide interne parlano con particolare eloquenza ma ci si può anche riferire a quelle esterne. E, dal momento che nel calcio, come anche per esempio nel ciclismo, la regolarità di passo può prepararti alla volata finale vincente, è stata una pecca che, in ottica futura, non sarà da sottovalutare. Quell’inebriante profumo di massima serie Gli ultimi echi di massima serie sono datati 2014-15. Poi le risapute vicissitudini e la capacità di riuscire di nuovo a prendere per mano la serie B. È quindi trascorsa l’undicesima stagione dacchè i cavallucci non assaporano più le inebrianti atmosfere della serie A. Atmosfere che, cronologicamente, cominciano a diventare piuttosto lontane. Ma che, a conti fatti, non sono affatto chimeriche da rivivere. Certo, fare la pace con la regolarità di prestazioni, e in modo particolare all’Orogel Stadium-Dino Manuzzi, sarà determinante. Perché quel cavalluccio, nel mare della serie A, aveva anche saputo nuotarci benino e potrebbe ancora starci.